Lorenzino de' Medici

1536 A Teatro teatro Aridosia Intestazione 28 aprile 2008 75% Teatro

<dc:title>Aridosia</dc:title> <dc:creator opt:role="aut">Lorenzino de' Medici</dc:creator> <dc:date>1536</dc:date> <dc:subject>Teatro</dc:subject> <dc:rights><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it">CC BY-SA 3.0</a></dc:rights> <dc:rights><a href="http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html">GFDL</a></dc:rights> <dc:relation></dc:relation> <dc:identifier>http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Aridosia/Atto_quinto/Scena_terza&oldid=855075</dc:relationship> <dc:revisiondatestamp>20110420220308</dc:revisiondatestamp> http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Aridosia/Atto_quinto/Scena_terza&oldid=855075

20110420220308

Lorenzino de' Medici - Aridosia
Atto quinto
Scena terza
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Ruffo, Lucido e messer Alfonso

Ruffo
Saprestici tu insegnare dove sia Livia e Tiberio?
Lucido
Nel letto.
Alfonso
Io comincio a pentirmi di esser venuto a Firenze.
Lucido
Che vuoi tu far di loro? tu sei pur pagato.
Ruffo
Questo è il padre di Livia e vorrebbe vederla.
Lucido
Sia col buon anno: essa ancora ha desiderio di veder lui, che aveva inteso che era venuto, ma ella non vuole intender niente di tornar a Tortona, e Tiberio farebbe mille pazzie, se gliene ragionassi; ma dice che a dispetto d’ognuno la vuole per moglie.
Alfonso
Questa potrebbe forse essere la sua ventura, ma di grazia menaci dove sono, che io mi muoio di desiderio di vederla.
Lucido
E’ son qui in casa Marcantonio: andiamo per questa strada, e entreremo per l’uscio di dietro.
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